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Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella
Dipinti: altre opere
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data pubblicazione: 23/01/2014
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Sin da bambino Casimiro manifesta la passione per il disegno e la pittura, ne sono testimonianza le prime opere da lui eseguite conservate all'interno del Museo della Fondazione, come l'acquerello Casette

La prima formazione artistica avviene nella sua Palermo, guidata in quegli anni dal gusto della ricca famiglia Florio, florido esempio di mecenatismo, che dette vita ad uno dei più prestigiosi salotti intellettuali e mondani d’Europa, accogliendo poeti e artisti come Gabriele D’Annunzio, Giovanni Boldini e Ernesto Basile, importante architetto palermitano, oltre che fautore dello stile Liberty del tempo. A quest'ultima indicativa figura sono legati notevoli pittori e scultori palermitani, fra cui Antonio Ugo, Ettore Maria Bergler, Giuseppe Enea ed Ettore Ximenes, che insieme all'architetto Basile diedero forma alla Palermo liberty, con nuove architetture e decorazioni;   sono questi i maestri che formano artisticamente Casimiro Piccolo. 

Testimonianza del rapporto tra Casimiro e lo scultore Antonio Ugo, socio onorario dell'Accademia di Brera e più volte giudice della Biennale di Venezia, sono le lettere conservate nell'archivio che attestano i progressi di Casimiro da parte di Ugo. 

Le opere giovanili di Casimiro s'inseriscono in un arco di tempo che va dal 1915 al 1920, gli anni in cui vive a Palermo, e sono composte da numerosi ritratti dei componenti familiari, come la madre, la sorella Agata Giovanna, il fratello Lucio ancora bambino, che si rifanno alla pittura realista, diffusa tra la fine del Ottocento e gli inizi del Novecento, caratterizzata dall’interesse per il vero e per l’aspetto psicologico. A questa produzione giovanile apparteneva un notevole un ritratto fatto al cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa, andato distrutto nella II Guerra Mondiale, di cui rimane fortunatamente come prova visibile una fotografia in bianco e nero. 

Le altre opere della giovinezza rappresentano vedute, che seguono gli esempi dei pittori palermitani Francesco Lo Jacono, Antonio Leto e Michele Catti, specializzati nella raffigurazione del paesaggio siciliano, con marine e panorami, a volte animati da figure.

Tra il 1917 e il 1919 Casimiro si reca a Roma per perfezionare la pittura: in questi anni sono molte le lettere che scrive alla madre, dove racconta i propri progressi nel campo artistico e le conoscenze di scrittori e importanti pittori, fra i quali Giulio Aristide Sartorio. Casimiro utilizza nelle sue Opere svariate tecniche, come il carboncino, la tempera e il pastello, ma predominante è l'uso dell'acquerello, tecnica che adopererà sempre più frequentemente nei dipinti della maturità.                    

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