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Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella
La Casa-Museo di Villa Piccolo
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data pubblicazione: 23/01/2014
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Villa Piccolo

Villa Piccolo si trova sulle colline di Capo d’Orlando, in provincia di Messina. Costruita nei primi del Novecento, vi abitarono Teresa Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò, che vi si trasferì da Palermo insieme ai figli: il poeta Lucio Piccolo, il pittore e fotografo Casimiro Piccolo, e Agata Giovanna Piccolo, appassionata di botanica.

Il Museo di Villa Piccolo, gestito dalla Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, è stato inaugurato nel 1978. Al suo interno sono custoditi parte dei beni che appartennero alla Famiglia: oggetti d'arte, dipinti, ceramiche, armi antiche, libri, stampe, documenti e ci sono le lettere autografe del cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Le collezioni della casa-museo rispecchiano la filosofia dei Piccolo, che credevano nella cultura come mezzo di elevazione spirituale, fruibile da tutti, senza ostacoli o discriminazioni. Nel registro dei visitatori ci sono decine di migliaia di firme, di persone giunte nella Villa di Capo d'Orlando da tutti i luoghi del mondo. 

Visitando il Museo della Fondazione Piccolo ci si accorge di quanto intimamente e fieramente siciliani furono Lucio, Casimiro e Giovanna. Qui sono custodite le testimonianze del genio poetico di Lucio, dell'impegno ecologico (come si direbbe oggi) di Agata Giovanna, dell'arte pittorica e degli interessi esoterici di Casimiro. E il ricordo, anch’esso vivido, delle estrosità, delle stravaganze, dei vezzi dei tre fratelli, pare a tratti sconfinare in una dimensione mitica. 

Al suo interno è custodita la collezione degli “acquerelli magici” di Casimiro Piccolo, ma anche le altre Opere: i dipinti giovanili e i ritratti, alcuni di rara bellezza. 

Insieme ai dipinti, ci sono anche le fotografie: scatti, che rivelano la maestria artistica del Barone Piccolo di Calanovella e che si possono suddividere, a loro volta, in ritratti di famiglia, frammenti di vita rurale, porzioni del giardino, con farfalle e coleotteri, e quelle relative alla “modernità” che avanza. E la casa-museo custodisce i suoi apparecchi fotografici, insieme a tavolozze, disegni e pensieri che sembrano fondersi, fino a ridefinire i contorni del valore stesso del tratto 

Le stanze della casa-museo ricordano ai visitatori le passioni dei fratelli Piccolo e in ciascun ambiente sono concentrati gli oggetti cari e identificativi dei personaggi che vi abitarono. 

Nella stanza di Lucio Piccolo sono raccolte alcune sue foto e le prime stampe delle sue poesie, incorniciate, insieme ad oggetti cari e, a suo dire, carichi di valenza ispiratrice del passato, mentre la stanza di Agata Giovanna, con i suoi candelabri rosa e i suoi ricami, offre al visitatore la scoperta del mondo di questa donna gentile, che amò coltivare la propria passione per la botanica e per la cucina. 

E c’è, emblematica, la camera in cui soggiornava abitualmente nei periodi estivi Giuseppe Tomasi di Lampedusa, cugino primo dei Piccolo. Qui, su uno scrittoio, l’ultima lettera autografa che l’Autore del Gattopardo inviò a Villa Piccolo, appena un mese prima di morire. 

I passi e le anticamere sono arredate e tappezzate con dipinti, oggetti, fotografie e ricordi. Fra questi, un antichissimo forziere da viaggio: un pezzo unico, la cui complessa serratura a prova di furto rivela la genialità e le competenze tecniche di chi lo realizzò, ma anche un fortepiano a coda, testimonianza della passione per la musica di Lucio Piccolo, che fu anche fine compositore. 

La casa-museo muove in un continuo gioco di luci e ombre, che penetra in ciascuna stanza. Ora si può scorgere la magia del giardino nel quale la Villa è immersa, ora la Piana di Capo d’Orlando, fino al mare, che spalanca le porte della percezione alla vista delle Isole Eolie, ora, sulla destra il Monte della Madonna che sovrasta il paese, accarezzato alle sue spalle da Lipari e Vulcano: echi e immagini solo apparentemente lontane, che fanno il proprio ingresso in questa dimora: oceano di silenzio e punto di osservazione privilegiato, da cui i Piccolo di Calanovella osservavano il mondo e il suo rapido divenire.

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